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Le puttane di campagna II ep
Kimboy74
11.03.2026 |
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"Mia moglie, quando le raccontai tutto – omettendone i dettagli più sporchi – pianse e giurò fedeltà, ma io seppi che Carla aveva ragione: i tarocchi non mentono, e la vita è un mazzo di..."
Ero lì, legato alla mangiatoia come un animale sgozzato, il corpo un relitto di dolore e umiliazione, con il culo che pulsava come una ferita aperta, gocciolante di sperma rappreso, olio rancido e piscio acido che mi colava lungo le cosce tremanti. Max, accanto a me, ansimava piano, il suo torace atletico madido di sudore e seme secco, le palle gonfie e viola da quante volte erano state schiaffeggiate da quelle mani callose. La stalla puzzava di sesso forzato, merda di vacche e fieno ammuffito, un inferno che ci aveva inghiottiti interi. Rocco, quel porco bastardo con il ghigno da serial killer, si aggirava intorno a noi come un re soddisfatto, il suo cazzo ancora semi-eretto nei pantaloni sporchi, mentre gli operai ridevano e si passavano una bottiglia di vino rubato, brindando alla nostra rovina. 'Guardate questi due froci esausti', sghignazzò Rocco, dandomi uno schiaffo sul culo arrossato che mi fece gemere di dolore lancinante. 'Ma non abbiamo finito, eh? Abbiamo un ospite speciale per voi, troie da stalla. Il nostro stallone, quel bestione con il cazzo da ariete, vi aprirà i buchi come si deve. Immaginatevi, inculati da un cavallo vero, con quel membro spesso come il mio braccio che vi spacca in due. Sarete le puttane più famose della campagna, cagne da monta per animali'.Gli operai ulularono di approvazione, quegli schifosi con le facce da bruti e i cazzi ancora duri nelle mani unte. Uno di loro, il tipo con la barba folta che aveva sfondato Max per primo, andò a slegare il cavallo dalla sua postazione in fondo alla stalla, un animale massiccio e nero come la pece, con muscoli tesi e occhi selvaggi. Il bestione nitrì piano, scalpitando sul pavimento di terra battuta, mentre l'operaio lo portava verso di noi, legandogli le redini a un palo vicino. 'Presto, froci', ringhiò l'uomo, accarezzando il fianco del cavallo con mani sporche, 'vi leghiamo sotto di lui e lo facciamo montare. Quel cazzo da mostro vi dilanierà il culo, vi farà urlare come femminucce in travaglio. Rocco, passami l'olio, ne serve un sacco per lubrificare questi buchi da puttana'. Rocco rise, versando un mestolo di olio di oliva sul dorso del cavallo, che iniziò a eccitarsi, il suo enorme membro equino che si induriva piano, emergendo dalla guaina come un tronco nodoso e venoso, lungo almeno mezzo metro, spesso quanto un polso, con un glande gonfio e rosso che gocciolava pre-eiaculato viscoso. Io tremavo, il cuore che mi martellava nel petto, terrorizzato all'idea di quella penetrazione bestiale, il mio buco già distrutto che non avrebbe retto a un assalto del genere. 'No, vi prego', mugolai debolmente, ma Rocco mi zittì con un ceffone che mi fece vedere le stelle, 'Chiudi quella fogna, cagna da cavallo, o ti piscio in bocca prima che il bestione ti scopi'.
Max singhiozzò, il suo corpo contratto contro le corde che gli mordevano la pelle, 'Basta, bastardi, siete pazzi', ma loro lo ignorarono, preparandoci per l'orrore. Due operai ci slegarono parzialmente, solo per ribindarci in una posizione ancora più degradante: ci misero carponi sotto il cavallo, le teste abbassate e i culì alti, con supporti di legno improvvisati per tenerci fermi mentre il bestione ci montava. L'aria si riempì dell'odore muschiato dell'animale, il suo sudore equino che colava su di noi, mescolandosi al nostro tanfo di sesso e umiliazione. Il cavallo scalpitò, il suo cazzo enorme che sfregava contro la mia schiena sudata, lasciando una scia appiccicosa e calda, mentre l'operaio con il piercing lo guidava verso il mio buco esposto. 'Primo tu, frocio cornuto', grugnì, versandomi olio sul culo dilatato, le dita ruvide che mi allargavano le natiche tremanti. Sentivo la punta gonfia del glande equino premere contro di me, enorme e inesorabile, stirandomi le pareti già lacerate, il dolore che mi squarciava come una lama rovente. Urlai, un grido primordiale che echeggiò nella stalla, mentre il cavallo spingeva istintivamente, il suo membro che entrava di qualche centimetro, dilatandomi oltre il limite umano, le vene pulsanti che mi sfregavano dentro come corde tese. 'Sì, prendilo tutto, puttana da monta', rise Rocco, masturbandosi mentre guardava, 'Senti come ti riempie, quel cazzo da stallone ti trasformerà in una vacca gravida di sperma equino'.
Proprio in quel momento, quando il terrore mi stringeva le viscere e il cavallo nitriva pronto a spingere più a fondo, un fragore improvviso squarciò la notte. Sirene ululanti, luci blu che lampeggiavano attraverso le fessure della stalla, e urla di 'Polizia! Mani in alto, tutti quanti!' Gli operai si bloccarono, i loro cazzi che si afflosciavano per lo shock, mentre Rocco imprecava come un ossesso, 'Merda, chi cazzo ha chiamato i porci?' La porta della stalla esplose con un calcio, e una squadra di agenti irruppe dentro, pistole spianate, volti duri e determinati sotto i caschi. 'Fermi dove siete, bastardi!', gridò il capo, un tipo robusto con la barba curata, puntando l'arma su Rocco che cercava di afferrare il fucile. Gli operai alzarono le mani, nudi e patetici con i membri flaccidi penzolanti, mentre il cavallo nitriva spaventato e si ritraeva, il suo cazzo enorme che schiaffeggiava l'aria vuota. Gli agenti ci liberarono in fretta, tagliando le corde con coltelli affilati, avvolgendoci in coperte termiche per coprire i nostri corpi martoriati e coperti di fluidi. 'State bene?', mi chiese un poliziotto giovane, aiutandomi a rialzarmi sulle gambe malferme, il mio culo che bruciava a ogni movimento, gocciolante di olio e residui. Io annuii debolmente, le lacrime che mi rigavano il viso sporco, mentre Max veniva sorretto da un altro agente, il suo corpo tremante e spezzato.
La polizia ammanettò Rocco e i suoi scagnozzi, spingendoli contro il muro della stalla con spinte violente, 'Siete finiti, porci schifosi, per stupro, sequestro e chissà cos'altro. Quel cavallo? Tentato bestialismo, vi beccherete l'ergastolo'. Rocco ringhiava insulti, 'Fottetevi, sbirri del cazzo, questi froci se lo sono meritato', ma un pugno lo zittì, facendolo cadere in ginocchio nel fango. Ci portarono fuori, all'aria fresca della notte campestre, le ambulanze che aspettavano con le luci accese. I paramedici ci curarono sul posto, disinfettando le ferite, fasciando i polsi escoriati e somministrandoci antidolorifici per il dolore lancinante nei nostri corpi violati. Max mi strinse la mano, gli occhi arrossati, 'È finita, amico, quei bastardi pagheranno'. Io annuii, esausto ma sollevato, mentre pensavo a mia moglie, quella troia traditrice che aveva iniziato tutto questo casino, ma ora, in quel momento, contava solo la libertà.
Al commissariato, dopo ore di dichiarazioni e medici che documentavano ogni livido, ogni lacerazione, ogni traccia di sperma e olio sui nostri corpi, il capo della polizia ci aggiornò. 'Siete stati fortunati, ragazzi. Una soffiata anonima ci ha guidati qui appena in tempo. Qualcuno sapeva di questo covo di mostri e ha chiamato noi. Senza di lei, chissà cosa sarebbe successo con quel cavallo'. Io sentii un brivido, e chiesi, 'Chi era? Avete un nome?' L'agente sorrise debolmente, 'Non voleva dirlo, ma ha lasciato un indizio: 'Dite al cornuto che i tarocchi non mentono'. Pare che sia stata una certa Carla, la vostra cartomante. Ha intuito qualcosa dalle vostre storie e ha agito'. Il cuore mi si riempì di gratitudine mista a stupore. Carla, quella troia trans con il cazzone e le tette finte, la puttana dei tarocchi che mi aveva avvisato del tradimento, aveva salvato le nostre chiappe – letteralmente. 'Grazie a Dio per quella strega', mormorai, mentre Max annuiva, 'Già, tutto è bene quel che finisce bene'.
Tornammo a casa all'alba, i corpi doloranti ma le anime salve. Mia moglie, quando le raccontai tutto – omettendone i dettagli più sporchi – pianse e giurò fedeltà, ma io seppi che Carla aveva ragione: i tarocchi non mentono, e la vita è un mazzo di carte imprevedibile. Da quel giorno, andai da lei più spesso, non per predizioni, ma per ringraziare quella figa trans che mi aveva tirato fuori dall'inferno. E il cavallo? Lo portarono via, salvato da quei porci, proprio come noi. La campagna tornò silenziosa, ma io non dimenticai mai quelle spinte brutali, né la redenzione inaspettata. Fine.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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